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Papa Francesco: costruire ogni giorno il bene
ROMA – Essere “perseveranti” nell’edificare sulla “parola” di Dio, “sull’amore”, e “costruire ogni giorno il bene”. Questo il messaggio che Papa Francesco ha affidato a fedeli e pellegrini giunti ieri, 13 novembre, in piazza San Pietro per assistere alla consueta recita dell’Angelus domenicale.
“Il Vangelo odierno ci porta a Gerusalemme, nel luogo più sacro: il tempio”, ha esordito Bergoglio. “Lì, attorno a Gesù, alcune persone parlano della magnificenza di quel grandioso edificio, “ornato di belle pietre” (Lc 21,5). Ma il Signore afferma: “Di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta” (v. 6). Poi rincara la dose, spiegando come nella storia quasi tutto crolla: ci saranno, dice, rivoluzioni e guerre, terremoti carestie, pestilenze e persecuzioni (cfr vv. 9-17). Come a dire: non bisogna riporre troppa fiducia nelle realtà terrene: passano”.
“Sono parole sagge, che però possono darci un po’ di amarezza: già tante cose vanno male, perché anche il Signore fa discorsi così negativi? In realtà”, ha spiegato il Santo Padre, “il suo intento non è essere negativo, è un altro, è quello di donarci un insegnamento prezioso, cioè la via di uscita da tutta questa precarietà. E qual è la via d’uscita? Come possiamo uscire da questa realtà che passa e passa e non ci sarà più?
Essa sta in una parola che forse ci sorprende. Cristo la svela nell’ultima frase del Vangelo, quando dice: “Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita” (v. 19). La perseveranza. Che cos’è? La parola indica l’essere “molto severi”; ma severi in che senso? Con sé stessi, ritenendosi non all’altezza? No. Con gli altri, diventando rigidi e inflessibili? Nemmeno. Gesù chiede di essere “severi”, ligi, persistenti in ciò che a Lui sta a cuore, in ciò che conta. Perché, quel che davvero conta, molte volte non coincide con ciò che attira il nostro interesse: spesso, come quella gente al tempio, diamo priorità alle opere delle nostre mani, ai nostri successi, alle nostre tradizioni religiose e civili, ai nostri simboli sacri e sociali. Questo va bene, ma gli diamo troppa priorità. Sono cose importanti, ma passano. Invece Gesù dice di concentrarsi su ciò che resta, per evitare di dedicare la vita a costruire qualcosa che poi sarà distrutto, come quel tempio, e dimenticarsi di edificare ciò che non crolla, di edificare sulla sua parola, sull’amore, sul bene. Essere perseveranti, essere severi e decisi nell’edificare su ciò che non passa”.
“Ecco allora che cos’è la perseveranza: è costruire ogni giorno il bene. Perseverare è rimanere costanti nel bene”, ha ribadito Papa Francesco, “soprattutto quando la realtà attorno spinge a fare altro. Facciamo qualche esempio: so che pregare è importante, ma anch’io, come tutti, ho sempre molto da fare e allora rimando: “No, adesso sono indaffarato, non posso, la faccio dopo”. Oppure, vedo tanti furbi che approfittano delle situazioni, che “dribblano” le regole e smetto pure io di osservarle, di perseverare nella giustizia e nella legalità: “Ma se questi furbi lo fanno, lo faccio anch’io”. Stai attendo a questo!”, ha ammonito Bergoglio. “Ancora: faccio un servizio nella Chiesa, per la comunità, per i poveri, ma vedo che tanta gente nel tempo libero pensa solo a divertirsi e allora mi vien voglia di lasciar stare e fare come loro. Perché non vedo dei risultati o mi annoio o non mi rende felice”.
“Perseverare, invece, è restare nel bene”, ha detto il Santo Padre. “Chiediamoci: come va la mia perseveranza? Sono costante oppure vivo la fede, la giustizia e la carità a seconda dei momenti? Se mi va prego, se mi conviene sono corretto, disponibile e servizievole, mentre, se sono insoddisfatto, se nessuno mi ringrazia, smetto? Insomma, la mia preghiera e il mio servizio dipendono dalle circostanze o da un cuore saldo nel Signore? Se perseveriamo – ci ricorda Gesù – non abbiamo nulla da temere, anche nelle vicende tristi e brutte della vita, nemmeno del male che vediamo attorno a noi, perché rimaniamo fondati nel bene. Dostoevskij scrisse: “Non abbiate paura dei peccati degli uomini, amate l’uomo anche col suo peccato, perché questo riflesso dell’amore divino è il culmine dell’amore sulla terra” (I fratelli Karamazov, II,6,3g). La perseveranza è il riflesso nel mondo dell’amore di Dio, perché l’amore di Dio è fedele, è perseverante, non cambia mai”, ha concluso Francesco, affidandosi alla Madonna, “serva del Signore perseverante nella preghiera”, affinché “rafforzi la nostra costanza”.
Al termine dell’Angelus non è mancato il consueto pensiero alla “martoriata Ucraina” e l’invito a non rassegnarsi alla guerra, perché “la pace è possibile”. E poi un riferimento al Vertice COP27 sul clima, in Egitto. “Auspico che si facciano passi in avanti, con coraggio e determinazione, nel solco tracciato dall’Accordo di Parigi”, ha detto il Papa ricordando che oggi, lunedì 14 novembre, ricorre il primo anniversario dell’avvio della Piattaforma d’Azione Laudato si’, che promuove la conversione ecologica e stili di vita coerenti con essa. “Ringrazio quanti hanno aderito a questa iniziativa: si tratta di circa seimila partecipanti, tra cui singole persone, famiglie, associazioni, imprese, istituzioni religiose, culturali e sanitarie. È un ottimo inizio per un percorso di sette anni, volto a rispondere al grido della terra e al grido dei poveri. Incoraggio questa missione cruciale per il futuro dell’umanità, affinché possa favorire in tutti un concreto impegno per la cura del creato”, ha concluso Papa Francesco. (aise)